Dario Argento e i tempi moderni

Ho sempre amato Dario Argento perché da ragazzino ha rappresentato un angolo del proibito nella mia vita. L’angolo delle emozioni forti, di nuove scoperte.

Dario Argento era prima di tutto epico, con i suoi protagonisti, con il suo pathos. Riuscivo quasi sempre a immergermi totalmente nelle sue storie. Lui è quel regista che mi ha fatto capire che mi sarei interessato anche di cinema. Il suo cinema era “il Cinema”, per me.

Non c’è mai stato un suo film che non mi sia rimasto in mente per il resto della giornata. E questo mi è sempre piaciuto.  Ma non era per il fatto della paura, no, mi piaceva ripensare a tutte quelle morti atroci, a come fossero venute in mente, ma anche ripensare alla messinscena del film, agli eroi maschili, figure che non lavoravano, la cui unica occupazione giornaliera era scovare l’assassino.

Il mondo di Dario Argento è terribile, ma è anche una favola. Una favola avventurosa.

Non so perché, ma questa distrazione continua, questo entrare in una bolla, mi dava euforia e mi permetteva di affrontare altre cose della vita con più leggerezza. Nella bolla ci rimanevo non solo durante il film, ma anche dopo.

Mi piaceva confrontarmi con altri che amavano questo genere di film, confrontarsi su quale fosse la scena meglio girata o più scioccante. I tempi della TV erano diversi da oggi e le prime visioni di Dario Argento facevano scalpore. 

Solo un film ben girato sorprende, solo scene che toccano le tue corde personali si amano rivedere e collezionare.  

Io di Dario Argento sono stato un accanito rewatcher lui per me qualcosa di profondamente personale, mi piaceva anche come personaggio maschile.

….Ma ora? Qualcosa si è incrinato e credo sia colpa di questi tempi, gli ultimi, dieci, vent’anni che stiamo vivendo.

Dal punto di vista personale, si matura, si cambia, il tempo passa, il tempo fugge. Anche Dario è cambiato, sembra stanco anche artisticamente. L’ultimo film Occhiali neri, uscito un mese fa, è il ripescaggio di una sceneggiatura passata, dove compaiono nuovamente puttane, non vedenti, maniaci sessuali.

Questo è il biglietto da visita di molti film. Un po’ come se Vasco Rossi si ripresentasse cantando “voglio una vita spericolata” su una musica diversa.

Se Occhiali neri è un film-testamento non posso provare che un’assoluta malinconia: nulla di nuovo sotto il sole, anche perché è in corso un eclissi.

Le luci dei cinema invece si sono già accese su Occhiali neri con un prematuro toglimento dalle sale (poco più di una settimana soltanto).

Del resto, di questi tempi, è il giochino riservato a quei piccoli gioiellini del cinema italiano, vere e proprie diversità che sguazzano nell’oceano del cinema americano e di Netflix. Sono i tempi moderni.  Qui da me non troverete mai recensioni tradizionali. A un qualsiasi commento negativo preferisco il silenzio. 

https://www.youtube.com/watch?v=zYX8Zz8m_tE

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