Ghosting: attacco alla ragione

Nel mio ultimo libro, ho sfiorato in un capitolo il tema del ghosting ovvero la sparizione immotivata di uno dei partner coinvolti in una relazione. Non importa la natura di questa relazione, ciò che conta è che l’eclissarsi non sia dipeso da nessuna ragione oggettiva (un litigio o un’incomprensione ad esempio). Tutte le cose vanno a gonfie vele e poi qualcuno improvvisamente non si fa più sentire, non risponde al telefono o ai messaggi e nel peggiore dei casi arriva addirittura a bloccarti come come utente non desiderato.

MA COME AVVIENE IL  GHOSTING?

Il ghosting è l’uccisione della logica innanzitutto, la fine della razionalità. E nel tentativo di non arrendersi a questa fine, questa disfatta del pensiero, la “vittima” si arrovella intorno alle possibili cause, che se ci sono, mai si sapranno.

Vorresti chiamarla/o e richiamarla/o, ma ti accorgi che tutto il mondo intorno scompare, anche le cose più importanti, il lavoro, i tuoi obiettivi non sono importanti, vanno all’ultimo posto, perché al primo…c’è solo lei/lui. E lui/lei è unico/a. Ti dici che basterebbe anche solo un emoticon, un “ti richiamo più tardi”, “scusa ho avuto problemi di connessione” per salvare una giornata di angoscia e per tornare a sorridere. E c’è invece l’assenza, una coltre impermeabile di silenzio che ti avvolge. E la sensazione di essere un adolescente cretino/a.

Il ghosting è quindi un mistero irrisolto, un giallo incompiuto. Ancora più pesante è sopportarne le conseguenze emotive e affettive, se la persona che è sparita intratteneva con la vittima una relazione duratura, piacevole e profonda, ci si era magari anche incontrati.

Molto raramente però il ghosting avviene tra due persone che si sono conosciute fuori dallo spazio del web.

Il ghosting, così come l’orbiting, è un fenomeno che ha avuto un senso e una legittimità grazie alle comunicazioni virtuali digitali.

E’ l’impossibilità di essere rintracciati a rendere possibile il ghosting, la libertà di azione che consiste nel ripararsi dietro un mezzo tecnologico, libertà di sparire e di confondersi nella mediasfera in mezzo a tanti altri nick.

Avviene però un paradosso. L’interruzione dei rapporti può essere possibile grazie soltanto al riconoscimento di un numero telefonico o di un profilo. Sono comunque tracce identificative che possono permettere una selezione e conseguentemente un allontanamento. Detto in altre parole: vedo sul mio display chi sei e non ti rispondo. Io so già chi sei e dunque posso decidere sul da farsi.

Questo sapere prima, questo anticipare,  ad esempio, non poteva realizzarsi con il telefono fisso di una volta. Lo squillo sì, era davvero anonimo e se anche qualcuno rispondeva al posto nostro c’era una persona terza che faceva da filtro (un genitore o un coniuge) che controllava e a cui bisognava comunque rendere conto. In più il telefono fisso risponde sempre a un indirizzo con numero civico, a cui si può risalire se è nell’elenco telefonico.

Una volta non si sfuggiva ai dati personali sensibili, a meno di non aprire una casella postale, ma era indubbiamente meno comodo farlo.

Oggi per andare a fondo a un caso di ghosting bisognerebbe ricorrere alla polizia postale ma…..

La legge è comunque dalla parte del ghoster, non ci sono estremi di reato, anzi, al contrario non si può violare la privacy di chicchessia senza gravi ragioni, non si può violare il consenso, anche revocato. Giustissimo.

Tuttavia la vittima di ghosting finisce quindi in una trappola e l’unica soluzione civile è prendersela in quel posto e accettare il proprio “dolore”. Dolore di aver perso una persona senza motivo, dubbio di aver fatto qualcosa di sbagliato.

Accettare i commenti degli amici, ignari dell’inferno che stiamo provando interiormente: “se così meglio perderla che trovarla”, “è una persona sbagliata per te”, “fa così adesso e poi più avanti che farà?”

Bisogna accettare l’accettazione, dopo tutti i tentativi possibili, di capire, di rintracciare, di recuperare.

QUAL E’ DUNQUE IL MODO MIGLIORE PER DIFENDERSI DAL GHOSTING?

Dipende da quanto abbiamo investito su una persona. Più abbiamo investito e più faticheremo a dimenticarla. Ovviamente parliamo qui di situazioni dove l’investimento è stato molto alto.

Fino a quando non ci saranno leggi che puniranno questo comportamento come un danno morale (ma la sanzione sarebbe inapplicabile perché andrebbe sempre e comunque in conflitto con la libertà di autodeterminazione), la soluzione non è incoraggiante e implica un cinico sforzo di presa di distanza apriori da un senso etico e dai sentimenti.

Bisogna convincersi di essere al centro di una narrazione, una narrazione i cui personaggi non sono inventati, ma siamo noi.

Un racconto che si scrive facendosi, a due a due. Abbiamo l’illusione di poter vivere e subire una realtà irriflessa, di sottoscrivere una morale ma in verità abbiamo una grande onnipotenza sul mezzo di comunicazione virtuale che stiamo usando. Possiamo fare e disfare, aggiustare, accorciare, terminare bruscamente, come un grande scrittore. Possiamo farlo noi, ma può farlo anche l’altro e l’altro è sempre un’incognita. Posso essere onnipotente io, ma lo è anche l’altro. L’oggetto di questa onnipotenza non sono però fantasmi vuoti, personaggi di carta fittizi, sono essere umani senzienti.

L’eliminazione con un clic è roba di un secondo….ma il dolore di una perdita si smaltisce in mesi e mesi.

La spietatezza del mezzo virtuale è poi questa, ma impariamo ad apprendere con leggerezza che siamo pedine, forse riusciamo ad attutire il colpo.

Come consiglio più pratico è sempre meglio non far perdurare relazioni a distanza per lunghissimo tempo. Anche se non frequente il ghosting dev’essere sempre un’eventualità presente, come lo è praticare un massaggio cardiaco per un soccorritore. Non importano le ragioni, il ghosting è da viversi come accadimento improvviso, con la stessa logica di un infarto che colpisce una persona fino al giorno prima in ottima salute.

Per citare lo slogan di una vecchia campagna pubblicitaria contro l’ Aids, il ghosting se lo conosci lo eviti”.

E se, per qualunque motivo etico, non vuoi conoscerlo o non sopporti proprio quanto ti ho detto fin qui, quello che devi fare è evitare un contatto troppo stretto coi social, con le chat.

E quando ti capita pensa sempre al famoso motto cristiano”: “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”.

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