La giornata di un debosciato

Un brano tra finzione e realtà, scritto da me sui due piedi, in perfetto stile Charles Bukowski. Vogliano i miei lettori, scorgerci anche un briciolo d’ironia in tutto questo. “Mi alzo sempre quando voglio, bevo un caffé amarissimo, oppure della birra di primo mattino. Voglio avere il primo choc appena sveglio, non voglio vivere in modo tenue. E poi via a infilarmi dentro al cesso, tossire, scatarrare, sento il peso granitico del tabacco sulle mie corde vocali. Ho dormito tante ore di un sonno artificiale (quello dell’alcol) e di una stanchezza naturalmente indotta (quella di una scopata), eppure sono qui che devo inventarmi la giornata, tra amici, vizi e puttane. Vado a far la spesa, (ho rubacchiato qualcosina, tutto non mi posso permettere purtroppo), ho deciso poi di andare a fare due chiacchiere con quello là, con quel professore che fa le fotografie alle sue allieve adolescenti. Parliamo di figa, solo figa……e magari anche di cazzi, perché no? Il suo, il mio…chiedendoci se mai ci faremo inculare in vita nostra. La vita ci ha già inculato, ma un travestito ancora no…. Torno a casa, mi dedico al quadro che sto dipingendo, è una specie di Venere trasfigurata, espressionista…se tutto va bene riuscirò a venderlo. Chissà magari anche fare una mostra… Tengo tutte le finestre aperte, fa caldo…Sono disturbato e conturbato da un film porno che quel mio amico mi ha fatto vedere, s’intitolava Tanga Verstopfung, un filmino in cui una tizia tedesca (perché il film è tedesco) s’infilava uno, due, tre, quattro tanga, nella sua fessurina e spingeva…spingeva su in alto, c’era dell’autosadismo, nessun centimetro di tessuto doveva rimanere fuori. Ah….questa erezione maledetta non mi dà la giusta serenità. La fessurina poi piangeva, faceva quasi tenerezza, si è allargata, ha cominciato a spurgare i suoi umori esausta, l’ultimo tanga proprio era insofferente, non ci voleva stare. Vorrei che tutto questo fosse realtà, ora in questo momento. Il porno è l’unica forma ammorbante della preclusione alla realtà, una dolorosa esca sadica che ti nega la realtà. Piano piano poi come una catena è uscito fuori tutto da quella fessurina bagnatissima, è uscito fuori tutto e sta uscendo fuori la mia anima da questo dipinto, mi sento tragicamente perduto, sfibrato, inconsistente. Mentre dipingo ascolto musica, poi mi metto a leggere una guida dell’ Olanda e faccio delle interessanti ricerche sul web sull’argomento. I tulipani, i canali, che bella la natura, il mare….Quando posso andare al mare? Ma è tempo di uscire, di prendere il tram, di osservare la mia città, una mostra, un cocktail, cercare di parlare con la gente. Conosco una trans che batte là all’angolo di giorno, ogni tanto le offro un drink e mi faccio raccontare i suoi dolori….E’ bello condividere i dolori, certamente. Spesso prendo delle direzioni senza meta, salgo su un mezzo pubblico, poi ne cambio un altro. Passo la vita a osservare la gente, mi serve per le mie creazioni, per le mie poesie, i miei quadri. Ogni tanto seguo qualche donna, voglio scoprire che vita fa, dove abita..Purtroppo con me non parlano in tanti (evidentemente intuiscono che sono un vecchio ubriacone), una volta una mi ha spedito al commissariato, ma io non volevo importunare nessuno, le ho solo offerto dieci euro perché mi facesse vedere che tipo di mutandine portava. Poteva anche rifiutarsi ed era finita lì…. Vivo intensamente la città, vivo quello che la gente distratta non vive, presa dai figli, dal lavoro. Vivo di ciò che qualcuno chiamerebbe “bischerate”, vivo anche per inventare degli scherzi atroci (bonari) come nel film Amici miei, insomma vivo per inventare, per creare, per fare a mio modo del bene. E vivo per scopare e per fare le più grandi zozzerie, perché il cazzo ha cominciato a tirarmi quella sera d’estate da ragazzino e da allora è successo di tutto, non si è mai più calmato. Devo sentirmi in colpa per questo? Ho una certa età e non capisco i problemi di certi signori, che parlano di cali del desiderio, di erezione. Ma quali cali? Vorrei davvero trovare ogni tanto la pace dei sensi, però senza sensi, la vita per me non avrebbe senso (e scusate il gioco di parole). Basta guardare con un occhio attento il ben di Dio di questo mondo…Basta guardare, basta lasciarsi coinvolgere, basta non avere un cazzo da fare, come me….e tutto il resto viene da sé. Il cazzo che non fai fuori tra la gente, ti ritorna pulsante tra le gambe, ecco la mia ricetta (e scusate nuovamente il gioco di parole). Se morissi vorrei che questo brano venisse letto, trascritto, comunicato ai posteri, con la firma: “memorie di un debosciato”. In fin dei conti ho diritto anch’io di respirare, nonostante molti vorrebbero sommergermi di sputi. Non ho ancora preso l’ Hiv, però sono pronto a leggere quel responso medico: positivo…Sono pronto a tutto, sono coraggioso. Non mi faccio pena e vi assicuro non sono cattivo, sono anche credente, a volte..Insomma sono proprio così, timido e spaccone, volgare e poeta lirico… Finisco la giornata davanti alla Tv, come un tranquillo pensionato..oppure mi porto a casa qualche ragazza che ho avuto la fortuna di rimorchiarmi durante la giornata (quando non pago e succede spesso ultimamente). La sera mangio sempre del formaggio, chili di formaggio, insieme a del buon vino. Mi dà libidine anche questo. Poi mi addormento felice, con l’incognita di una nuova giornata. Ma sono un artista e so inventare sempre” (23 giugno 2010)
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1 commento su “La giornata di un debosciato”

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