Quando il sesso estremo non è vergognoso

Sempre più di frequente si sente parlare di sesso estremo, altrimenti detto “kinky” o “non convenzionale”. E’ una realtà ben diffusa e ben presente a livello trasversale in Italia e nel resto del mondo, ma a livello di comunicazione di massa, non è ancora del tutto sdoganata, nonostante lo sforzo (malriuscito) di operazioni quali “Cinquanta sfumature”.  Il mio libro cerca di indagarne alcuni aspetti e si pone in una direzione “romantica” più che “pornografica”. Il mio romanticismo è quello ottimista, glorioso, che esalta il collettivo, l’affetto e il buon proposito, ma è anche quello del dissidio, della lacerazione profonda tra individuo e individuo. E’, hegelianamente, la denuncia dell’eterna lotta per l’armonia e dell’esistenza concepita per obiettivi da superare. Viceversa, la categoria pornografica è quella che vuole rimanere nell’individualismo, nello sfruttamento del lucro, nel gioco al rialzo verso l’eccesso, non affronta il problema della lacerazione, ma semplicemente la  alimenta, considerandola un dato statico, un punto fermo irremovibile.  La pornografia, in quanto industria, è il capitalismo del sesso, non fa che generare bisogni e alte aspettative. La logica del porno è quella dell’accumulo quantitativo di visioni,  una bulimia sessuale che di fatto trasforma il sesso estremo in una distorsione cognitiva e morale , alimentando il concetto di “trasgressione”.

Ne consegue che dove c’è eccesso c’è sempre proibito e dove c’è proibito, le persone coinvolte in certe attività possono (ma non necessariamente devono) vergognarsi di quello che fanno.

Perché qualcuno prova vergogna a confessare di fare sesso estremo?

Vi sono risposte oggettive e soggettive a questa domanda, ma complessivamente il motivo della vergogna è dato principalmente dalla nostra educazione, dalla cultura dominante, ma principalmente da un’errata comunicazione sull’argomento. L’interesse principale nel dissipare la vergogna verterebbe, non tanto sul modificare dati di realtà (convincere qualcuno che sia possibile superare l’istinto di autoconservazione e che sia bello farsi frustare), bensì sul conferire dignità e rispetto (e non paura o intolleranza) a chi si avventura in sentieri inesplorati e scivolosi, nell’ottica del “vivi e lascia vivere”.

Amore e guinzagli…il film coreano sul BDSM

Il recentissimo film coreano Amore e guinzagli, di Hyeon-jin-Park uscito a febbraio su Netflix, testimonia appunto quanto sia possibile fare entrare il BDSM in un contesto di vita normale, senza pretese di epici eroismi, ma nemmeno senza l’ormai logora morbosità manichea del sesso buono e “cattivo”.

Due giovani colleghi di una multinazionale, distinti tra loro da una sola e unica lettera (lui si chiama Jung-Ji-Hoo e lei Jung-Ji-Woo) vivono una storia sentimentale all’insegna della dominazione e della sottomissione. Lui si fa recapitare un pacco sul posto di lavoro (non consiglio di farlo) contenente un guinzaglio (non per cani), che viene aperto per sbaglio da lei. I goffi e buffi tentativi del ragazzo di nascondere la sua “passione” segreta non servono a nulla perché Woo capisce subito, ma invece di giudicare  si va a informare su Internet per capire che cos’è il BDSM.  Scopre con non poca sorpresa, un nuovo mondo, con principi etici, un fervido gruppo di sostenitori e comprende pure che se vuole conquistare il suo spasimante Hoo infatuato di lei, la giusta chiave è rapportarsi con certe modalità nei suoi confronti. Lentamente Woo gioca ad assumere il ruolo di Mistress e si accorge che  la cosa è pure piacevole. Si avvia quindi un percorso di conoscenza reciproca tra i due ragazzi, emozionante, quanto tortuoso, in cui, dopo un contratto, a un certo punto fa capolino l’amore.  Il BDSM diviene una parte molto importante del loro rapporto, ma non è un bieco esperimento da marachella scolastica, ha un rigore organizzato che si basa su una vera e propria subcultura. Il BDSM è quindi un mondo in cui lo spettatore entra, viene edotto, informato, ma non eccitato sessualmente….Da questo punto di vista il film è abbastanza casto, ciò nonostante riesce a descrivere le cosiddette sessioni (momenti di gioco occasionale) provocando emozioni forti nello spettatore senza cascare in pruderie da autocensura. Amore e guinzagli, infatti, è classificato in rete come una commedia sentimentale. Alcune testate titolano “Si ironizza sulle perversioni“, quando in realtà c’è ben poco da ironizzare e c’è ben poca perversione, ma si sa, i titoli hanno ancora il compito di rassicurare certi benpensanti.

Almeno però, per una volta, una cosa è sicura: lo spettatore non esce dal film incupito o turbato, ma nemmeno sessualmente eccitato.

PERCHE’ TI CONSIGLIO AMORE E GUINZAGLI?

  • Può insegnare a vedere la vita e l’amore in modo diverso.
  • E’ divertente e serio al tempo stesso.
  • E’ romantico, ma non retorico.
  • E’ molto erotico, ma annoierebbe un erotomane.
  • Chi pratica BDSM quando si alza non ha più voglia di andare  dallo psicanalista.
  • Il finale dispensa una morale socialmente utile.
  • Per una volta si affronta a fondo, con spirito critico, una diversità sessuale che non sia l’omosessualità.

SE TI E’ PIACIUTO QUEST’ ARTICOLO PERCHE’ NON LO CONDIVIDI?

Lascia qui il tuo commento